Esportazione prodotti alimentari italiani: import export alimentari, l’esportazione agroalimentare Gli esportatori di prodotti alimentari italiani

Esportazione prodotti alimentari italiani

Esportazione prodotti alimentari italiani: cerchiamo di capire quali sono le strade a disposizione di una PMI che dispone di prodotti d’eccellenza.

Cosa vendere e come

L’import export alimentari e l’esportazione agroalimentare hanno innanzitutto delle regole fondamentali costituite non soltanto da opportunità ma anche da prescrizioni che è importante seguire.

Fatturare all'estero: l’esenzione Iva estero, le fatture estere e l’esenzione Iva estero extra UE. L’emissione fattura a cliente estero.

Le opportunità sono che l’esportazione di prodotti alimentari italiani è facilitata dal generale apprezzamento del food Made in Italy.

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Le prescrizioni che è importante seguire sono costituite dalla ricerca del corretto canale distributivo e dalla presa d’atto che non tutti i mercati sono come quello italiano, occorre cioè tenere conto della politica distributiva e degli usi e consuetudini del mercato estero di riferimento.

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Quanto al primo punto, i canali distributivi per l’esportazione prodotti alimentari italiani, abbiamo:

  • il canale ecommerce;
  • gli importatori o distributori;
  • la GDO (Grande Distribuzione Organizzata).

Nell’esportazione prodotti alimentari italiani il canale ecommerce può rappresentare un’opportunità in quanto all’estero la propensione all’acquisto online è molto più alta che in Italia. Inoltre c’è da considerare che in molti paesi ci sono delle franchigie doganali che possono essere utilizzate per effettuare spedizioni dirette in esenzione doganale. Il canale ecommerce può essere attivato con metodo diretto o indiretto, per un approfondimento: Come organizzare un ecommerce

Gli importatori e distributori nell’esportazione prodotti alimentari italiani ed anche nell’esportazione agroalimentare sono aziende che comprano i prodotti per poi rivenderli nel mercato estero. Per riuscire ad intercettare quelli meglio organizzati e che possono garantire i migliori risultati in termini di fatturato annuale è necessario che l’azienda italiana riesca a differenziarsi in termini di caratteristiche distintive del prodotto e dell’eventuale brand. Bene quindi preparare almeno un company profile di presentazione in lingua locale.

La GDO è un altro canale commerciale interessante se l’azienda italiana dispone di prodotti d’eccellenza, in questo caso è possibile accedere alle linee di pregio della catena distributiva. Se non si dispone di un vero e proprio brand ma comunque il prodotto è di qualità e inoltre possibile accedere al canale commerciale attraverso il private label ovvero attraverso la vendita con marchio della GDO.

Quanto al secondo punto, le prescrizioni che è importante seguire, occorre considerare che ogni mercato estero ha proprie peculiari caratteristiche, se non è possibile disporre di un’assistenza diretta in loco è bene cercare innanzitutto di fare un’analisi della concorrenza e dei prodotti analoghi presenti nel mercato con i relativi prezzi.

L’offerta con la relativa strategia di posizionamento del prezzo e non da meno il relativo packaging deve essere esattamente mirata sulla base delle caratteristiche del mercato.

La certificazione EAC e la dichiarazione EAC: il marchio EAC ed il certificato di conformità EAC, la certificazione russa e l’EAC Russia.

Se non è possibile avere un supporto commerciale anche in outsourcing nel mercato o comunque se nemmeno è possibile visitare il paese per un sopralluogo nei punti vendita è comunque necessario almeno effettuare alcune ricerche anche su internet. La ricognizione dei prezzi al consumo finali dell’esportazione prodotti alimentari italiani è fondamentale.

Per potere essere competitivi occorre essere in grado di offrire agli esportatori di prodotti alimentari italiani prezzi inferiori a meno della metà rispetto ai prezzi finali al dettaglio. Questo considerando il rischio d’impresa nell’import, le spese di trasporto, i dazi doganali per l’importazione, i margini della distribuzione e l’Iva.

Nell’esportazione prodotti alimentari italiani e nell’esportazione agroalimentare è inoltre importante la scelta del partner nel mercato estero, una logica finalizzata a vendite spot che risulta basata sull’assunto chiunque sia l’importatore intanto vendo non va assolutamente bene.

Un cattivo partner commerciale può compromettere una politica commerciale di medio e lungo termine che poi risulta difficile recuperare così come è impensabile non dovere supportare un partner commerciale estero nel marketing con i relativi costi in quota parte se si ha interesse a crescere ed aumentare la penetrazione del mercato estero. Occorre una pianificazione in termini di marketing strategico per avere successo.

Parlando di esportazione prodotti alimentari italiani e di esportazione agroalimentare l’ultimo report ICE del 2017 evidenzia la seguente composizione dell’export alimentare italiano:

  • Vini e bevande                                                                         20%
  • Prodotti di colture agricole                                                   15%
  • Frutta e ortaggi lavorati e conservati                                   9%
  • Carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne   8%
  • Oli e grassi vegetali ed animali                                              6%
  • Prodotti del settore lattiero caseario                                    8%
  • Granaglie ed amidi                                                                   3%
  • Prodotti da forno e farinacei                                                  9%
  • Altre categorie alimentari                                                     22%

Secondo il rapporto Nomisma agrifood monitor del novembre 2017 l’export agroalimentare italiano ha superato la soglia dei 40 miliardi di Euro soprattutto sostenuto dalla crescita del settore vino +7% e formaggi +9%.

Sempre secondo il rapporto citato i Paesi extra UE sono quelli che registrano i maggiori tassi di crescita. In evidenza Cina e Russia con incrementi a doppia cifra nell’import di prodotti del settore agroalimentare italiano, oltre il 20%.

Sempre in base al rapporto Nomisma il valore aggiunto del settore agroalimentare italiano risulta complessivamente in crescita del +16%.

Infine è opportuno ricordare che parlando di esportazione prodotti alimentari italiani è necessario il certificato sanitario per le seguenti categorie di prodotti:

  • Animali vivi
  • Prodotti animali non destinati al consumo umano
  • Carni e prodotti a base di carne
  • Latte e prodotti a base di latte
  • Mangimi
  • Altri alimenti

Il riferimento normativo è al Decreto del Ministero della sanità n. 303 del 19/06/2000. In molti casi, uno specifico certificato è imposto dal Paese importatore.

In alcuni paesi, vedi ad esempio la Federazione Russa, vengono richieste speciali garanzie in materia di certificazioni imponendo l’obbligo della carta di sicurezza di stato.

In altri casi e relativamente a determinate tipologie di prodotto, i modelli di certificato sanitario sono concordati direttamente tra il paese interessato e la UE.

Esportazione prodotti alimentari italiani

Esportazione prodotti alimentari italiani: l’import export alimentari e l’esportazione agroalimentare. Gli esportatori di prodotti alimentari italiani. Il certificato sanitario per l’export di alimenti.

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